EDITORIALE
17 marzo 2011 - 17 marzo 2012. In alto i calici, signore e signori, MUTTBLOG, oggi maiuscolo, festeggia il suo primo anniversario. Folli, scaltri e perversi abbiamo scritto, proposto immagini, ragionato sul superfluo e sulle virtù dell’arte, della poesia, della vita. Dai nostri migliori amici noi non vogliamo essere risparmiati, e nemmeno da coloro che amiamo dal profondo. Perciò vi diciamo che continueremo imperterriti a proporvi le nostre idee, le nostre considerazioni, le nostre battaglie morali. Consentiteci di essere soddisfatti. Certo, avremo potuto fare di più e meglio, ma questo è un altro discorso. Oggi ci sentiamo vittoriosi e lasciateci godere di questa sensazione fantastica. MUTTBLOG ha un suo sito, è presente su Face Book e su Twitter. Questo che leggete è l’Editoriale No. 30. A spingerci è stata la curiosità, la voglia di conoscenza, il desiderio di stabilire un contatto virtuale con persone sparse nel mondo che non conosciamo, ma con le quali è un vero piacere condividere un tempo di lettura. Siamo tutti i balia di mari oscuri, di enigmi irrisolvibili, di destini impietosi, ciò detto non dobbiamo pensare di arrenderci, di attendere che la provvidenza risolva i nostri problemi mondani. Dalla nostra parte abbiamo un solo ed unico argomento: il tempo. Il tempo e l’essere. L’essere nel tempo. Di questo dovremmo occuparci, di questo ci occupiamo. Continuate a perdervi tra le nostre braccia! Auguri MUTTBLOG!
Avrei voluto conoscere Giacomo Balla. Avrei voluto conoscere Giacomo Balla a Milano, a partire dal suo primo periodo Futurista. Avrei voluto conoscere Giacomo Balla a Milano, per poi seguirlo, discretamente, fino alla sua ultima pennellata. Avrei voluto sentirlo parlare della sua pittura, del colore, della luce. Già, la luce. Avrei voluto discutere con lui del colore e della luce e dei bucatini alla matriciana e degli spaghetti con le vongole veraci. Avrei voluto sentirlo parlare di Tommaso Marinetti, di Boccioni, Sant’Elia. Già, Sant’Elia, un architetto fantastico morto in trincea nel corso della Grande Guerra. Avrei voluto sentirlo parlare di Sibilla Aleramo, amante infedele dei poeti Rebora e Campana, impazzito per lei. Avrei voluto conversare con Giacomo Balla di Gentile, D’Annunzio, Pirandello, Heidegger. Onnipresente alle sue mostre, avrei voluto stringere la mano al Duce, il signor Benito Mussolini, per consigliarli di non entrare in guerra contro gli anglo americani. Avrei voluto conoscere le figlie di Giacomo Balla: Luce ed Elica, che ho sempre amato.