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Per quale motivo, giovedì 17 marzo 2011 - data storica risorgimentale - due blogger e tanto altro, il primo, Jacopo Caggiano, marchigiano di Macerata, il secondo, in rigoroso ordine alfabetico, Fredi Perucci, nato a Parigi, anconetano di adozione, hanno deciso di presentare al mondo pixel il loro Mutt Blog. Questa la domanda. Questa la risposta. Scuotere dal torpore il mondo mondano. Scardinare i luoghi comuni. Alimentare la curiosità. Aprire un dialogo. Provocare. Parlare d’Arte contemporanea e di Poesia.

EDITORIALE

Paul Cézanne: L’occhio che vede dentro il suo vedere. I giocatori di carte: 250 milioni di dollari. Una quotazione inverosimile, irreale, impensabile, enorme in dollari, euro, rubli, sterline, illeggibile in Lire. Due uomini giocano a carte: il titolo dell’opera è chiaro e non ha bisogno di ulteriori disquisizioni sul tema.Con il nostro occhio vediamo l’uomo di sinistra fumare la pipa, l’altro non fuma: entrambe portano il cappello. I due sono assorti: evidentemente il gioco lo richiede. A questo punto mettiamo a fuoco lo sguardo altrove, dentro l’immagine vista. Cosa vediamo? Già. Cosa vediamo. La purezza dei volumi. La strutturata vibrazione del colore. Una rudimentale apparenza delle due figure: immote, senza articolazioni. Un’intensità vitale mai prima raggiunta. Una scompaginazione della rappresentazione prospettica tradizionale. Una sintesi sempre maggiore tra emozione e spazio. L’affermazione di una propria, meditata, visione del mondo. Il volume inteso come rapporto di chiaro e di scuro. La potenza selvaggia che erompe dal cuore ingenuo del popolo. I conflitti cromatici riscontrati nel primo Masaccio. Il suo ritorno nel solco profondo ed eterno della pittura. Queste le ragioni, forse, del valore immenso dell’opera I giocatori di carte; ce ne sono altri, lo sappiamo, gossippiani e stralunati, fingiamo di non conoscerli.

Avrei voluto conoscere Giacomo Balla. Avrei voluto conoscere Giacomo Balla a Milano, a partire dal suo primo periodo Futurista. Avrei

Certo che la conosciamo. Per forza di cose, è lei. Lei chi: modella vista su Vogue, pittrice intravista ad Arte

Perfettamente identiche e luminose le due “O” ci guardano, come due occhi circonflessi spalancati di fronte al nulla. Non parlano,

Nel regno della luce, della bellezza e della ragione, sulla riva del pensiero, s’incontrano immagini che scolpiscono il silenzio, lasciandoci

Luce ed Elica
7 febbraio 2012

Avrei voluto conoscere Giacomo Balla. Avrei voluto conoscere Giacomo Balla a Milano, a partire dal suo primo periodo Futurista. Avrei voluto conoscere Giacomo Balla a Milano, per poi seguirlo, discretamente, fino alla sua ultima pennellata. Avrei voluto sentirlo parlare della sua pittura, del colore, della luce. Già, la luce. Avrei voluto discutere con lui del colore e della luce e dei bucatini alla matriciana e degli spaghetti con le vongole veraci. Avrei voluto sentirlo parlare di Tommaso Marinetti, di Boccioni, Sant’Elia. Già, Sant’Elia, un architetto fantastico morto in trincea nel corso della Grande Guerra. Avrei voluto sentirlo parlare di Sibilla Aleramo, amante infedele dei poeti Rebora e Campana, impazzito per lei. Avrei voluto conversare con Giacomo Balla di Gentile, D’Annunzio, Pirandello, Heidegger. Onnipresente alle sue mostre, avrei voluto stringere la mano al Duce, il signor Benito Mussolini, per consigliarli di non entrare in guerra contro gli anglo americani. Avrei voluto conoscere le figlie di Giacomo Balla: Luce ed Elica, che ho sempre amato.

POP
7 febbraio 2012

Certo che la conosciamo. Per forza di cose, è lei. Lei chi: modella vista su Vogue, pittrice intravista ad Arte Fiera, designer presente ad Anteprima Milano, architetto, poeta, compagna di scuola, amica, amante di qualcuno che conosciamo, regista, commediografa, attrice, scrittrice, illustratrice, grafica, fotografa … certo, è una fotografa! No. A guardarla bene, con l’occhio che vede dentro il suo vedere, si tratta di una ballerina, una coreografa francese, o di una violinista. Violinista! Come non averci pensato prima. Serena, asciutta, elegante, sorridente, seducente, lo sguardo vivo, le dita lunghe ed affusolate, le orecchie piccole, i capelli sconvolti dai Capricci di Paganini. Ora che abbiamo risolto l’arcano stiamo molto meglio. Cosa? Dite che non è una violinista? Si può sapere allora che è questa deliziosa fanciulla! Silvie Fleury, un’artista POP.

Occhi circonflessi
7 febbraio 2012

Perfettamente identiche e luminose le due “O” ci guardano, come due occhi circonflessi spalancati di fronte al nulla. Non parlano, tacciono. Eppure, se le osserviamo con  l’occhio che vede dentro il suo vedere e, successivamente, tendiamo l’orecchio, ascoltiamo un lungo suono meravigliato senza fine, trasportato al nostro orecchio da una eco curiosa e bizzarra che ci sbalordisce, rasserenandoci. Provate. Incredibile, vero? Il colore poi, assoluto e senza confini, ammalia i nostri pensieri fattuali ricordandoci che il tempo non esiste ed il nostro destino, per pochi istanti, un contro senso chiaro scuro, ci appare più radioso. A questo punto non ci resta che ringraziare, con un profondo inchino, Silvie Fleury, l’audace autrice di questa installazione permanente. E poi, continuiamo a sognare!

Luce, bellezza e ragione
7 gennaio 2012

Nel regno della luce, della bellezza e della ragione, sulla riva del pensiero, s’incontrano immagini che scolpiscono il silenzio, lasciandoci senza parole, spettinati, verdi come la muffa e la casa dell’oblio. E c’è un tamburo, da qualche parte, che qualcuno percuote, o forse è il suono del mare, maestoso e di fronte. E se fosse il rosso delle sue labbra, imprigionato nella memoria, ansioso di riprendere il suo cammino nel regno della luce, della bellezza e della ragione!

La foto è di Rahel Mueller

I love Woody Allen
29 ottobre 2011

Perché si può amare un uomo? La domanda è lecita e la risposta non richiede nessuno sforzo, né fisico, né tanto meno intellettuale. Perché si può amare un uomo, un comico, un regista, un attore? Perché per mille anni ci ha fatto ridere a crepapelle, ci ha costretto a pensare, riflettere, guardare il mondo, ci ha posto di fronte alle nostre contraddizioni, alle nostre debolezze, alle nostre virtù. Perché domani ci confonderà, ancora una volta, senza avere pietà di noi. Perché ci ha parlato d’amore, sesso, cultura, cinema, psiche e mito. Perché si è divertito tanto, lavorando e pensando anche a noi, piccoli uomini soli; perché anche lui, il grande attore, regista, scenografo, musicista, comico, anche lui ci vuole bene e noi lo amiamo: io lo amo. Grazie di tutto signor Woody Allen.